Racconti erotici Poesie e pensieri di Cristiana Longhi
Segue... Non puoi dirmi di no… - “Vis grata puellae” (racconto erotico)
NO, A NOI NON PIACE COSÌ! E NON È COLPA NOSTRA! A dispetto degli ipocriti giudizi morali che affermano il contrario. * * * * *
Vizi vermigli (racconto erotico) Giorgio si dimostra, come sempre, affettuoso
mentre mi chiede di andare in camera da letto a prepararmi. Senza
che lui mi suggerisca nulla, so cosa vuole che io faccia... Lui rimane
in salotto in attesa che lo chiami. Trovo sul letto una sottana bianca
di seta. Ogni volta ne trovo sempre una nuova, dello stesso modello.
Le ante dell'armadio sono lievemente aperte e non riesco a non curiosare.
Una pila di scatole, contenenti vestaglie di varie misure, riempie
un lato del suo armadio. * * * * *
Dopo ogni orgasmo penso che questo dovrebbe essere una condizione iniziale, invece di essere il fine da raggiungere.
L’orgasmo si può classificare in diversi modi e identificarne diverse sottocategorie. Io ne descriverò le due tipologie che ritengo siano le principali. L’orgasmo cometa: Questo tipo di orgasmo, quando giunge, sembra arrivare da molto lontano, da un luogo non bene identificabile, ed è seguito da scie di piacere. Sembra che esso monti come la panna pasticcera. Infatti si deve fare attenzione a non farlo svanire. Spesso la penetrazione accompagnata allo strofinio del clitoride porta a questo tipo di orgasmo, che ha bisogno di essere alimentato anche subito dopo che si è prodotto. Si ha bisogno di continuare ad esercitare una pressione sui genitali femminili, per far sì che l’orgasmo montato non “impazzisca” e il suo effetto non sia vanificato. L’orgasmo sembra scaturire dalla testa, dall’ombellico, dai piedi. Il punto da cui proviene sfugge o, meglio, ci si rende conto che la sua scaturigine ha più fonti, per poi convergere in un fulmine d’intensità che attraversa la vagina. Questo è il tipo di orgasmo che potrebbe essere prodromo di una serie di orgasmi multipli, se solo oltre alla fisicità si unissero delle sensazioni create nel laboratorio della mente, così da ampliare il fulmine orgasmico, non circoscrivendolo solo all’area genitale, ma lasciando che si dirami lungo la spina dorsale, scaricandosi fra le fibre cerebrali. Ed ecco che lo spazio-tempo svanisce e non si ha più il bisogno di doversi collocare in un luogo o in un tempo determinati, per sentirsi e riconoscersi. Siamo un punto splendente, talmente luminoso da divenire scuro. Si può raggiungere con facilità tale dimensione, ma generalmente la scarica emessa è meno intensa e la risalita dell’effetto orgasmico il più delle volte si esaurisce intorno al plesso solare, in corrispondenza del III Chakra o, ancora più spesso, non va oltre il monte di Venere. A contrapporsi all’orgasmo cometa, che viaggia il linea retta nell’estensione del corpo, c’è l’orgasmo a cerchi d’acqua. Esso si manifesta con onde d’intensità concentriche. Assediando il nostro corpo e la nostra mente con anelli percettivi che si irradiano dalla cervice uterina, con contrazioni e successive espansioni, fino a risolvere la tensione con l’apice dell’orgasmo. A volte le contrazioni si esauriscono l’una nell’altra, lasciandoci impercettibilmente insoddisfatti. I cerchi si esauriscono e svaniscono con facilità nel nostro specchio d’acqua. Questo tipo di orgasmo molto spesso è più debole e meno intenso dell’altro. Non per questo è meno piacevole da provare, anzi… accade a volte che possa essere di stimolo per continuare la “sessione erotica”. Il languore orgasmico può palesarsi con una strana sensazione all’altezza delle piccole labbra, le quali sembrano essere invase da innumerevoli bollicine d’aria, che “frizzano”, cercando di affiorare in superficie attraverso le tenui crespature. L’unione congiunta delle diverse tipologie di orgasmo dà vita a quegli orgasmi idilliaci, quelli davvero memorabili, la cui intensità può farci erroneamente credere di poter anche “impazzire”… ma che in realtà non si dovrebbe mai fare a meno di assecondare ogni qual volta se ne presenta l’occasione. * * * * *
Saluti (racconto erotico) Nando è di ritorno dopo aver passato un mese in una magnifica località dei Carabi. In aereo ancora respira le esperienze appena trascorse. Il suo corpo sussulta con malinconia ai ricordi intensi. Ai baci appassionati, all’amore ricevuto fino a poche ore prima. Le sue voglie appagate, i suoi desideri soddisfatti dalla generosità di una donna devota. Pensa già di ritornare, per poter di nuovo incontrare Adina. Una giovane donna che lo attende con impazienza e che lo ha accompagnato all’aeroporto, salutandolo con baci intensi, bagnati da lacrime di dispiacere per il distacco. E’ orgoglioso dell’amore ricevuto da quella bellissima donna, che non ha mai smesso di dirgli quanto lui sia importante per lei, mentre lui è goffo e poco attraente. Si sente di aver fatto conoscere l’amore ad una donna persa nella fatica della vita. Un ultimo sguardo alle foto che la ritraggono: mentre la donna chinata davanti a lui gli succhia il membro; distesa sul letto mentre mostra con affetto il suo fondoschiena da schianto. Si complimenta anche con se stesso per averla avuta e aiutata, lasciandole dei soldi prima di partire. Il suo dito scorre sulla foto a sfiorare la carnosa bocca della ragazza e i pensieri corrono alle tenere parole di lei, prima di mutarsi in sogno… il viaggio del ritorno è lungo… Adina piange, guarda gli aerei sulla pista.
Un uomo davanti a lei le chiede il motivo. Lei buttandogli le braccia
al collo, lo stringe e gli sussurra: * * * * *
L'erotismo nella danza Nulla di più si accosta all’erotismo che i movimenti del corpo. Gesti, forme e sogni che la danza rende arte. Atteggiamenti suadenti che si disvelano nel crescendo ritmico. Mettendo in risalto le linee del corpo e le volute che si disegnano nell’aria. Alcuni balli si distinguono da altri per l’incisiva impulsività. Naturale incontro di caratteri antitetici. La potenza che vi si sprigiona è ben compensata dall’armonia che la scolpisce. Il flamenco
è un ballo di intensità viscerale. Nel quale la maschera
della veemenza s’immerge nella tenerezza del sentimento. La
rappresentazione dei passi dell’anima. Nel flamenco la selvaggia
emotività ben si espone e si dispone. Questa danza è
paragonabile alla germinazione della vita, che nasce dalla terra e
dai suoi fluidi, per innalzarsi verso cieli ancestrali… percorrendo
il travaglio della vita nascente. Mi fa pensare, per una sorta di
eretica e personale analogia, all’ascesa di Demoni (o di uomini)
nell’Empireo. Il tango oltre a racchiudere in sé le caratteristiche di una terra sanguigna, ne racconta anche la sua dualità… con la sua coreografia eseguita in coppia da un uomo e una donna. Personificazione e figurazione di una passionalità infinitamente dicotomica: ostilità/voglia, dolore/godimento, rabbia/soddisfazione, amarezza/serenità… un continuo contrasto, fra volere e non volere… resistere per farsi prendere. Messo in evidenza dalla congiunzione irruente di una danza in cui il gioco viene condotto dall’uomo, assoggettato alla malia femminile. La donna accetta di essere portata con sicurezza e decisione, abbandonandosi fiduciosa con un fugace cenno d’intesa. Ballo vivo e di forte personalità… vermiglio come l’ardore del fuoco che crepita fra le pulsioni umane. La danza del ventre è un ballo che si abbandona al vortice dell’erotismo. Una spirale suadente che incanta con i suoi movimenti ipnotici, sostenuta dal tintinnio, che rapisce e confonde, dei sagat e degli orpelli metallici. L’arte della fascinazione è insita in questo ballo. Modellato dal suggestivo movimento, che vibra e si propaga in tutto il corpo. Un incantamento diffuso e profuso, fin nell’interiorità. Una carica emotiva che si sprigiona… armonica e magica. * * * * *
In attesa di te... Vano imprimersi di parole * * * * *
Erotismo d'autunno A mio modo di pensare e vedere tutto ciò che è insito in noi e nella natura è erotico. Così trovo nelle stagioni aleggiare il vento dell’erotismo. Le foglie che cadono leggiadre in terra sono come amanti appassionati che depongono innanzi al proprio amato il loro amore. I colori caldi e decisi dell’autunno esprimono la passionalità dell’ardore. Lo struggimento della libido proprio del momento in cui questa si consuma. Gli alberi si spogliano, mettendo a nudo il Sentimento, privi di coperture e falsità. Si lasciano scoprire nella loro interiorità e con maestria poco alla volta, lentamente, mostrano i loro lati indifesi al cospetto di chi ammira. Con astuta malizia invogliano gli sguardi ad aspettare l’assoluta nudità. Alberi danzatori, lasciano cadere uno alla volta i loro veli, creando un ipnotica danza. Noi incitiamo l’esibizione vogliosi, deglutendo impazienti, pregustando futuri amplessi.
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L'erotismo nelle Arti Io credo che la musica
nasca come imitazione dei suoni della natura, del mondo, dell’infinito…
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Una giornata di pioggia (racconto erotico) Questa mattina sono in giro per sbrigare delle commissioni e il vociferare della gente riecheggia sempre la stessa frase: “Che brutta giornata oggi…”. Sì, lo penso anch’io. La giornata è uggiosa e ho le orecchie e la testa indolenzite dal vento freddo. "Però...", penso, “Questa è anche la giornata ideale per starsene a casa e scopare!!!”. Così, finiti i doverosi giri, mi dirigo verso casa tua. Suono il campanello. Tu mi apri ancora mezzo addormentato. Ti rubo un bacio furtivo sulla porta, poi velocemente mi infilo nel tuo letto, ancora caldo. Lentamente, da sotto le coperte, sfilo i vestiti. Mi fai compagnia. Abbracciarti e sentirti fra tanto tepore è splendido e invitante. La pioggia è incessante e batte forte sui vetri della finestra. La luce fioca che penetra da queste, crea un’atmosfera irresistibile nella nostra alcova. Ha inizio la nostra danza d’amore, cullati dal suono del temporale. Un lampo si accende nel cielo, mettendo in luce le nostre nudità. Un tuono echeggia nell’aria. Ci stringiamo forte… Un nuovo lampo squarcia il cielo plumbeo. Affondi di netto nella mia umidità. Cola su di te il liquido calore della mia arrendevole vagina. Il tuo pene bagnato e lucente si scioglie flocculando al suo interno. La vagina aperta e accogliente è la pozza in cui ti immergi. Fuori lo scroscio della pioggia è ora più forte e insistente. Si sentono dei rumori sordi di ruote d’auto che percorrono la strada schizzando, al loro passaggio, l’acqua delle pozzanghere. La melodia dell’acquazzone continua a farci compagnia. Le fanno da eco, nella stanza, i nostri gemiti. Grida più acute accompagnano i nostri orgasmi, così ravvicinati da amplificarsi reciprocamente di intensità. Ci acquietiamo di nuovo, abbracciati. Una chiacchiera, una veloce spiluccata al cibo e un tenero riposo. Rifocillati, siamo nuovamente desiderosi. Oggi, instancabili come il perpetuarsi della pioggia sulla terra. La tua lingua è la mia goccia, il mio caloroso monte è il suolo dove infrangerti. Fra le piccole labbra scorri lentamente, tintinni ripetutamente sul clitoride. La mia bocca rimesta i sapori della tua asta vigorosa, languendo fra quei testicoli rigonfi di liquida virilità. Poi sei di nuovo dentro di me, penetrando a piacimento le mie cedevoli aperture. Ti desidero, godo e godo ancora! Fin quando ti ritrai, mi guardi e impugnato il membro fra le tue mani ardenti, sfoghi la tua maschile pioggia sui miei seni impazienti. Appagati, ci ripariamo sotto le coperte, in attesa del distacco. Ci diamo un altro bacio sulla soglia di casa e il mio passo veloce ora si allontana da te. Guardo in alto. La pioggia è finita e la volta celeste si fa largo fra le nubi… * * * * *
Ai lettori (racconto erotico) È notte fonda. La città ha sopito
il suo frastuono. Si sente provenire in lontananza un lieve sibilo
che si propaga intermittente, emesso da automobili, frettolose di
rientrare a casa. Il melodioso silenzio della notturna città
invita al sonno. Ma questa notte per Andrea non è conciliante.
È distesa sul letto, gli occhi sbarrati rivolti verso il soffitto
a fissare piccole strisce nere intervallate da strisce di luce, il
riflesso della persiana illuminata dal lampione della via sottostante.
L’insonnia facilita il generarsi dei pensieri e quest’ultimi
alimentano il ritardarsi del riposo. Stufa e alienata, accende l’abat-jour
sul comodino, prende il suo blocco note ed inizia a scrivere, pensando
di rivolgersi ai propri lettori. Andrea lavora per un giornale e proprio
l’indomani è in uscita in prima pagina un suo importante
articolo. Un reportage sul “desiderio” nella società
contemporanea. * * * * *
Ombra Ombra muliebre, * * * * *
Uomo increato Vengo a te uomo increato, nel crogiuolo che brulica ardente. Percorrendo a ritroso il cammino dell’evoluzione. Per riconoscere quel che ho dimenticato. Quel che maldestramente ho perduto. Assecondo la mia introiezione, assimilandomi al mio interno. Scivolo mollemente nella mia gola, scendo fra i miei condotti, fagocito le mie interiora. Scorro ancora. Il corpo assorbito da me stessa. Strappo con le mie mani le tondeggianti e seriche ovaie. Per incanalarmi nello sfintere e riuscire ad espellermi. Finché lo sguardo rimira la luce. L’udito ascolta ciò che è in divenire. Ancora un poco… trattengo il fiato, fin quando un sospiro riesce finalmente a riossigenare la mia lucidità. Guardo in basso. La terra brucia. I miei piedi saltellano per resistere al calore, in attesa di essere assimilati anch’essi dalla spirale che mi assorbe. Li vedo contrarsi e ritrarsi sotto i miei occhi. Per un istante sono sospesa nel vuoto, trattenuta solo dalla mia interiorità, che gravita intorno ad una traiettoria indefinita. Quasi del tutto digerita, attendo, esausta, il rigetto. L’espulsione da me stessa. L’anima spinta fuori dal travaglio del mio culo. La spinta è forte e cado di getto in un buco oscuro. Continuo la mia odissea. Fra nauseabondi odori, fra letame e soffi vitali. L’acqua che mi trascina, prima tiepida e vischiosa, d’un tratto sfocia nel mare e si congiunge con acque fresche e limpide. Fino a raggiungere gli abissi. Il freddo rinvigorisce la mia fibra. Che sospinta da una forza virulenta risale in alto. Levita dalle acque e ascende fra i cieli. In mano ho ancora il mio nucleo, che viene squarciato dalla forza di un fulmine. Guardo le mie ovaie. Ora son melograni spaccati in due. Li offro al respiro del vento, dove gli spasmi si consumano in un attimo di eternità. A te, uomo increato, che divori quei frutti... Le correnti si scontrano, turbinano in una danza ancestrale. La volta contempla il riunirsi dei flutti nella sua forma. Gioisce del suo ritorno. Piange la sua divisione. Una goccia d’acqua ricade in terra e germoglia la sua radice. La nube riversa la sua pioggia. Una dopo l’altra le gocce d’acqua formano il mio corpo, avviluppato attorno a quel bulbo, che fiorisce. Di nuovo… prima un alluce, poi l’altro… la caviglia… il polpaccio… Il mio sesso splende e s’impone. Le mie viscere si agitano e si scontrano con flatulenti pensieri. Il cuore pulsa, il sangue si dirama. Il mio seno si sviluppa. Odo di nuovo la mia voce, il respiro, lo sguardo e infine te, la mia materia. Mentre la mia ragione si formava ancor prima di plasmarsi. Alito di un segreto mai espresso… ghermito nel percorso a ritroso. Silente, custodisco la forgiata diversità. Germinata a vergine vita… * * * * *
Facciamo dei nostri ingredienti primari e primordiali
un canale al quale fare molta attenzione. Mescoliamo sesso, emotività
e condiamo il tutto con una mousse di materia grigia!... in contenitori
di veridicità. * * * * *
Mani devote ai tuoi servigi. * * * * *
A mio modo di pensare e vedere tutto ciò che è insito in noi e nella natura è erotico. Così trovo nelle stagioni aleggiare il vento dell’erotismo. Le foglie che cadono leggiadre in terra sono come amanti appassionati che depongono innanzi al proprio amato il loro amore. I colori caldi e decisi dell’autunno esprimono la passionalità dell’ardore. Lo struggimento della libido proprio del momento in cui questa si consuma. Gli alberi si spogliano, mettendo a nudo il Sentimento, privi di coperture e falsità. Si lasciano scoprire nella loro interiorità e con maestria poco alla volta, lentamente, mostrano i loro lati indifesi al cospetto di chi ammira. Con astuta malizia invogliano gli sguardi ad aspettare l’assoluta nudità. Alberi danzatori, lasciano cadere uno alla volta i loro veli, creando un ipnotica danza. Noi incitiamo l’esibizione vogliosi, deglutendo impazienti, pregustando futuri amplessi. Le grandi zolle di terra, smosse dopo l’aridità del caldo evocano lascive vicissitudini. Spostate e rigirate, vive e umide, esaltano la porosità del desiderio. Il lavorio costante di un indugio alla consumazione. Zolle preparate per ridestarsi dopo un lungo letargo. Le sfumature dei colori, propri della terra incandescente, giocano nel nostro immaginario, attizzandone l’impudicizia che alberga in ognuno di noi. * * * * *
Rimane difficile spiegare l'Erotismo.
È più facile sentire le sensazioni che suscita dentro
di noi e cercare di decodificarle. Così mi viene in mente come
anche i colori siano erotici. Il rosso, lo è per eccellenza,
è quello che più viene identificato come tale, nel suo
incedere, fra la passionalità e la crudeltà. Quel forte impeto di sopravvivenza e di metamorfosi che nutre la nostra evoluzione. Il rosso calore del sole che ci scalda. Ci arde con la passione e ci brucia al suo contatto. Ustioni indelebili della nostra crescita. Erotico è qualcosa che crea sensazioni di “ irresistibilità”. Allora ecco venirci incontro il blu e l'azzurro del cielo. Impossibile è trattenerci al cospetto della volta celeste. Dalla voglia di cadere in quell'etereo abisso, sinonimo di libertà. Gli angeli sono stati posti nel cielo, tolti dalla loro riconoscibile sessualità. Attraggono per il loro androgino aspetto, così come il manto celeste che cela la sua vastità fisica nell'immenso. Privati del sesso, possono istigare impudicizie illusorie, riuscendo ad eccitare con la loro irriconoscibilità, le vie del desiderio umano. Da piccola ero solita fare
un gioco: "camminare nel cielo". A testa in giù,
con l'ausilio di uno specchio, posto sotto al viso, i miei occhi erano
oscurati dalla vista del suolo terrestre. In questa maniera mi creavo
l'illusione di passeggiare nell'aria, pur tranquillamente mantenendo
i piedi in terra. Potevo muovere passi in un azzurro solido e sterminato.
Questo gioco mi piaceva perché creava in me dei turbamenti.
Io così radicata nel terreno per indole e cultura, evadevo
fra striature colorate d'azzurro. Un altra cosa che mi viene in mente
è: guardare il cielo di notte. Se lo si fissa attentamente
si prova la sensazione di esserne attirati come da una calamita. La
sensazione ti scuote, ti affascina. Infine non posso non far riferimento all'azzurro dell'acqua, al blu degli abissi, al color smeraldo e cristallino dei mari. Aria e acqua infondono le stesse sensazioni, o simili, di volitività. Fuoco e terra rassicurano e avvolgono. A questo punto, come posso non notare che l'argomento iniziale potrebbe volgere su altre questioni? Dai colori agli elementi, formando un equazione. colori:elementi=l'erotismo:vita * * * * *
per sfamare: bocche sazie e sanguinolente... * * * * *
la poesia seguente è tratta dall'esergo del libro "Lisa & Cécile", copyright © Borelli Editore s.r.l. “D’improvviso mi appari, contornato da
un bagliore intenso. Cristiana L. |
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