Racconti erotici

Poesie e pensieri

di Cristiana Longhi

 

 

 

Segue...

Non puoi dirmi di no… - “Vis grata puellae”

(racconto erotico)


Quella stronza mi ha dato un morso! Ma l’ho riempita di botte… Però… agguerrita la troietta! Mi piace! La sposerei… se non fossi già sposato. Mia moglie non mi tira per niente, è pesante… Invece questa ragazza è così combattiva… Certo, io non accetto rifiuti. In discoteca faceva la scema con tutti. Ora le sarà passata la voglia di attizzare gli uomini inutilmente! Non so bene cosa mi ha preso. So solo che ad un certo punto non ho saputo resisterle. Così all’uscita l’ho seguita. Cazzo! Mi ha fatto aspettare un’ora. Ho dovuto attendere che salutasse quelle galline delle sue amiche. Lei era la più bella. Sfacciata negli atteggiamenti e con quel vestito che metteva in evidenza le sue forme. E quella scollatura da mozzare il fiato. Alla fine gliel’ho strizzate quelle tette. Ed è stato in quel momento che mi ha dato un morso sulla spalla, mentre ero disteso su di lei. Le avrei fatto meno male se non lo avesse fatto. Ma evidentemente alla troia piaceva così…

Con indifferenza mi sono avvicinato a lei e l’ho afferrata tenendole stretta la testa sotto il mio braccio. L’ho trascinata a forza nell’auto e, data la sua resistenza, ho cominciato a prenderla a schiaffi. Uno è stato così violento che è andata a sbattere contro il finestrino dell’auto. Ed ora eccomi qui a ripulirlo dal sangue che gli è colato dal labbro. Poi si è calmata un poco, anche se continuava a scongiurarmi di non farle del male. La sua litania mi eccitava e avevo un cazzo che più duro non si può! Mi ero appartato in una strada poco frequentata. Quando fermai l’auto, la mia furia era al massimo. Sentivo le vene pulsare e il cuore battere all’impazzata. Infervorato l’ho trascinata fuori dall’auto. Lei si divincolava…

No, non può non volermi. Le sferro un pugno in pancia. Si piega e raccoglie le mani sull’addome. I miei movimenti sono concitati e repentini. Sono dietro di lei, approfittando del momento in cui si è chinata in avanti, per stringerla da dietro. La sbatto sul cofano dell’auto. (Ho sempre fantasticato di prendere una donna sul cofano dell’auto. Mia moglie a mala pena si concede al letto, figuriamoci in camporella… e quando lo fa è presa da mille inibizioni…). Con dei calci le allargo le gambe. Ora non sculetta più come faceva prima mentre ballava in discoteca. Ora le sue gambe tremano e, con il movimento dei fianchi, cerca di svincolarsi dalla mia presa. “Ma come? Prima sembrava non volessi altro! Ora ti accontento! Puttana! Non fare la ritrosa, adesso te lo prendi e zitta. Era quello che volevi!” Il cazzo duro e livido non resiste. Devo sfogarmi… Mentre con una mano la tengo ferma, con l’altra le tiro su la veste. Che troia! Pure le calze autoreggenti s’è messa, per farsi scopare meglio! Adesso l’accontento… La sculaccio. Quel culetto bianco s’imporpora. Ed io la penetro di colpo, nonostante la sua resistenza. La donna emette un urlo. Io mi eccito di più… La sbatto con forza. Il cazzo fatica ad immergersi in quella rosa riluttante. La monto come un animale. Sembra acquietarsi, quando ad un tratto, con un colpo di reni, si sottrae alla mia presa. Le sferro un pugno sul viso che la zittisce ma per poco. Giusto il tempo di sfogare la mia smania. Quando sento che sto per venire mi trattengo e attendo che la sensazione scemi. Voglio fotterla ancora. Mi chino su di lei e gli stringo il seno con la mano. Lei mi morde la spalla. Che male! brutta troia! La prendo per i capelli e le premo la faccia contro il terreno. La prendo a calci. “Brutta stronza… ma che fai mordi?”. Lei con una voce da invasata mi dice che gli faccio schifo! Che sono impotente. Accecato dalla rabbia afferro un sasso e le percuoto il viso, che si tinge di rosso. Poi la vena del cazzo pulsa e mi riporta al mio desiderio originario. La donna è distesa in terra. Mi sento importante. Lo infilo nella sua bocca, consumando il mio orgasmo tra i suoi ansiti. Rotolo in terra vicino a lei, la prendo per mano e le chiedo se le è piaciuto. La stronza nemmeno mi risponde! Ancora sento tanta adrenalina scorrermi dentro. Mi rialzo, abbottono i pantaloni. Salgo in macchina, e vado via velocemente. Il motore romba. Una sgommata mi allontana definitivamente dall’accaduto. È tardi e nel garage mi affretto a ripulire l’auto dal sangue. Rientro in casa in punta di piedi per non svegliare mia moglie che dorme beatamente. Mi distendo sul letto. Lei si rigira, mi abbraccia e ci addormentiamo insieme.

NO, A NOI NON PIACE COSÌ! E NON È COLPA NOSTRA! A dispetto degli ipocriti giudizi morali che affermano il contrario.

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Vizi vermigli

(racconto erotico)

Giorgio si dimostra, come sempre, affettuoso mentre mi chiede di andare in camera da letto a prepararmi. Senza che lui mi suggerisca nulla, so cosa vuole che io faccia... Lui rimane in salotto in attesa che lo chiami. Trovo sul letto una sottana bianca di seta. Ogni volta ne trovo sempre una nuova, dello stesso modello. Le ante dell'armadio sono lievemente aperte e non riesco a non curiosare. Una pila di scatole, contenenti vestaglie di varie misure, riempie un lato del suo armadio.
Indosso la serica camicia da notte e mi infilo sotto le coperte. Spengo la luce e chiamo: - Giorgio. Con voce languida. Lui appare sulla porta, tastando la parete alla ricerca dell’interruttore per accendere la luce.
- No, Giorgio, non accendere: mi vergogno.
A queste mie parole risponde con gli aggettivi più smielati. A me viene da ridere, ma per fortuna l'oscurità copre le mie smorfie. Mi chiedo perché io sia lì a prestarmi a questa “farsa”.
Giorgio si spoglia. Filtra una leggerissima fonte di luce dalle persiane e lo intravedo mentre piega ed appoggia con attenzione la maglia e i pantaloni sulla sedia. Una volta nudo, richiude dietro di sé la pesante tenda e il buio assoluto riempie la stanza. S’infila nel letto, si adagia su di me, alza il lembo anteriore della veste e, con una impercettibile pressione, avvicina il suo membro all'oscura insenatura. Cerca di affondare, mentre io stringo la muscolatura, cercando di mimare una ritrosia virginale, fisica e mentale.
I suoi movimenti divengono ancor più delicati e impercettibili ma, in un attimo, con una spinta decisa e inaspettata, affonda dentro di me, aumenta aritmicamente le sue spinte, godendo poco dopo. Io ancora insoddisfatta, attendo. A quel punto Giorgio scivola sotto le coperte a cercare l'odore del sangue, come un segugio al buio. A tentoni la sua mano si dirige tra le mie cosce, immerge le dita per poi portarle sotto il suo naso, annusandole e succhiandole, estasiato dall'odore e dal sapore del sangue. Affonda il suo viso fra le mie gambe, leccandomi avidamente. Questo mi desta dal torpore del mio ruolo di donna ingenua, accendendo la mia fantasia. Fornendomi una risposta ai dubbi sulla mia complicità con Giorgio. I suoi baci ferrosi e impiastricciati, infuocano il mio corpo e la mia immaginazione. Divarico le gambe, lasciandomi succhiare liberamente. L'orgasmo giunge come un lampo, tuonando forte in quella stanza buia. Restiamo abbracciati, tinti di rosso… poi Giorgio inizia ad insultarmi. Accende la luce, mi volta di schiena, apre il cassetto del comodino estraendone un vibratore. Lo introduce nella vagina e aziona l'arnese alla sua velocità massima. Le sue parole ingiuriose si fanno incalzanti con un tono sempre più accusatorio. Io non ascolto, la mia attenzione è catturata dalle vibrazioni del fallo finto, che riverberano al mio interno. Come cerchi d'acqua si espandono risalendo le pareti vaginali e uterine. L'eco del sasso gettato nella mia acqua cresce esponenzialmente, sollecitando i miei centri vitali fino a confluire nella mia testa, lasciandomi completamente appagata. Giorgio smette di inveire, terminando la sua trance fra schizzi di godimento che si mescolano ai rivoli di sangue tra le mie gambe. Mi assopisco.
Al mio risveglio Giorgio dorme profondamente; ha sul volto una espressione da uomo ferito. Intingo il mio dito indice nel mestruo, passandolo sulla mia bocca a mo’ di rossetto. Mi chino su di lui, baciandolo sulla testa rasata, lasciandogli impresso il disegno delle labbra, prima di andare via...

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Dopo ogni orgasmo penso che questo dovrebbe essere una condizione iniziale, invece di essere il fine da raggiungere.

L’orgasmo si può classificare in diversi modi e identificarne diverse sottocategorie. Io ne descriverò le due tipologie che ritengo siano le principali.

L’orgasmo cometa: Questo tipo di orgasmo, quando giunge, sembra arrivare da molto lontano, da un luogo non bene identificabile, ed è seguito da scie di piacere. Sembra che esso monti come la panna pasticcera. Infatti si deve fare attenzione a non farlo svanire. Spesso la penetrazione accompagnata allo strofinio del clitoride porta a questo tipo di orgasmo, che ha bisogno di essere alimentato anche subito dopo che si è prodotto. Si ha bisogno di continuare ad esercitare una pressione sui genitali femminili, per far sì che l’orgasmo montato non “impazzisca” e il suo effetto non sia vanificato. L’orgasmo sembra scaturire dalla testa, dall’ombellico, dai piedi. Il punto da cui proviene sfugge o, meglio, ci si rende conto che la sua scaturigine ha più fonti, per poi convergere in un fulmine d’intensità che attraversa la vagina. Questo è il tipo di orgasmo che potrebbe essere prodromo di una serie di orgasmi multipli, se solo oltre alla fisicità si unissero delle sensazioni create nel laboratorio della mente, così da ampliare il fulmine orgasmico, non circoscrivendolo solo all’area genitale, ma lasciando che si dirami lungo la spina dorsale, scaricandosi fra le fibre cerebrali. Ed ecco che lo spazio-tempo svanisce e non si ha più il bisogno di doversi collocare in un luogo o in un tempo determinati, per sentirsi e riconoscersi. Siamo un punto splendente, talmente luminoso da divenire scuro. Si può raggiungere con facilità tale dimensione, ma generalmente la scarica emessa è meno intensa e la risalita dell’effetto orgasmico il più delle volte si esaurisce intorno al plesso solare, in corrispondenza del III Chakra o, ancora più spesso, non va oltre il monte di Venere.

A contrapporsi all’orgasmo cometa, che viaggia il linea retta nell’estensione del corpo, c’è l’orgasmo a cerchi d’acqua. Esso si manifesta con onde d’intensità concentriche. Assediando il nostro corpo e la nostra mente con anelli percettivi che si irradiano dalla cervice uterina, con contrazioni e successive espansioni, fino a risolvere la tensione con l’apice dell’orgasmo. A volte le contrazioni si esauriscono l’una nell’altra, lasciandoci impercettibilmente insoddisfatti. I cerchi si esauriscono e svaniscono con facilità nel nostro specchio d’acqua. Questo tipo di orgasmo molto spesso è più debole e meno intenso dell’altro. Non per questo è meno piacevole da provare, anzi… accade a volte che possa essere di stimolo per continuare la “sessione erotica”. Il languore orgasmico può palesarsi con una strana sensazione all’altezza delle piccole labbra, le quali sembrano essere invase da innumerevoli bollicine d’aria, che “frizzano”, cercando di affiorare in superficie attraverso le tenui crespature.

L’unione congiunta delle diverse tipologie di orgasmo dà vita a quegli orgasmi idilliaci, quelli davvero memorabili, la cui intensità può farci erroneamente credere di poter anche “impazzire”… ma che in realtà non si dovrebbe mai fare a meno di assecondare ogni qual volta se ne presenta l’occasione.

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Saluti

(racconto erotico)

Nando è di ritorno dopo aver passato un mese in una magnifica località dei Carabi. In aereo ancora respira le esperienze appena trascorse. Il suo corpo sussulta con malinconia ai ricordi intensi. Ai baci appassionati, all’amore ricevuto fino a poche ore prima. Le sue voglie appagate, i suoi desideri soddisfatti dalla generosità di una donna devota. Pensa già di ritornare, per poter di nuovo incontrare Adina. Una giovane donna che lo attende con impazienza e che lo ha accompagnato all’aeroporto, salutandolo con baci intensi, bagnati da lacrime di dispiacere per il distacco. E’ orgoglioso dell’amore ricevuto da quella bellissima donna, che non ha mai smesso di dirgli quanto lui sia importante per lei, mentre lui è goffo e poco attraente. Si sente di aver fatto conoscere l’amore ad una donna persa nella fatica della vita. Un ultimo sguardo alle foto che la ritraggono: mentre la donna chinata davanti a lui gli succhia il membro; distesa sul letto mentre mostra con affetto il suo fondoschiena da schianto. Si complimenta anche con se stesso per averla avuta e aiutata, lasciandole dei soldi prima di partire. Il suo dito scorre sulla foto a sfiorare la carnosa bocca della ragazza e i pensieri corrono alle tenere parole di lei, prima di mutarsi in sogno… il viaggio del ritorno è lungo…

Adina piange, guarda gli aerei sulla pista. Un uomo davanti a lei le chiede il motivo. Lei buttandogli le braccia al collo, lo stringe e gli sussurra:
- Piango per te, non vedevo l’ora che arrivassi… Mi sei mancato tanto, Robert…

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L'erotismo nella danza

Nulla di più si accosta all’erotismo che i movimenti del corpo. Gesti, forme e sogni che la danza rende arte. Atteggiamenti suadenti che si disvelano nel crescendo ritmico. Mettendo in risalto le linee del corpo e le volute che si disegnano nell’aria. Alcuni balli si distinguono da altri per l’incisiva impulsività. Naturale incontro di caratteri antitetici. La potenza che vi si sprigiona è ben compensata dall’armonia che la scolpisce.

Il flamenco è un ballo di intensità viscerale. Nel quale la maschera della veemenza s’immerge nella tenerezza del sentimento. La rappresentazione dei passi dell’anima. Nel flamenco la selvaggia emotività ben si espone e si dispone. Questa danza è paragonabile alla germinazione della vita, che nasce dalla terra e dai suoi fluidi, per innalzarsi verso cieli ancestrali… percorrendo il travaglio della vita nascente. Mi fa pensare, per una sorta di eretica e personale analogia, all’ascesa di Demoni (o di uomini) nell’Empireo.
L’evoluzione di questo ballo assorbe nella sua origine l’influenza araba che si amalgama alle sue derivazioni occidentali. Un ballo generato da una perfetta integrazione culturale. Un esempio da seguire, in questi tempi di intolleranze etniche. Ciò che si crede diverso ed è mal sopportato, nella sua assimilazione, può generare un nuovo linguaggio, anche più ricco e del tutto rispettabile e mirabile.

Il tango oltre a racchiudere in sé le caratteristiche di una terra sanguigna, ne racconta anche la sua dualità… con la sua coreografia eseguita in coppia da un uomo e una donna. Personificazione e figurazione di una passionalità infinitamente dicotomica: ostilità/voglia, dolore/godimento, rabbia/soddisfazione, amarezza/serenità… un continuo contrasto, fra volere e non volere… resistere per farsi prendere. Messo in evidenza dalla congiunzione irruente di una danza in cui il gioco viene condotto dall’uomo, assoggettato alla malia femminile. La donna accetta di essere portata con sicurezza e decisione, abbandonandosi fiduciosa con un fugace cenno d’intesa. Ballo vivo e di forte personalità… vermiglio come l’ardore del fuoco che crepita fra le pulsioni umane.

La danza del ventre è un ballo che si abbandona al vortice dell’erotismo. Una spirale suadente che incanta con i suoi movimenti ipnotici, sostenuta dal tintinnio, che rapisce e confonde, dei sagat e degli orpelli metallici. L’arte della fascinazione è insita in questo ballo. Modellato dal suggestivo movimento, che vibra e si propaga in tutto il corpo. Un incantamento diffuso e profuso, fin nell’interiorità. Una carica emotiva che si sprigiona… armonica e magica.

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In attesa di te...

Vano imprimersi di parole
Per descrivere ciò che nutro per te.
Dimensioni disgiunte, che nei sogni si uniscono.
Percezioni di rimandi.
Attesa di un tempo passato.
Di occhi splendenti e riccioli fluenti.
Sussulti sfiorati, desideri non consumati.
Lacrime cristallizzate per il dolore di ciò che è incompiuto.
Pensieri e sensazioni dedicate…
In attesa di te...

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Erotismo d'autunno

A mio modo di pensare e vedere tutto ciò che è insito in noi e nella natura è erotico. Così trovo nelle stagioni aleggiare il vento dell’erotismo. Le foglie che cadono leggiadre in terra sono come amanti appassionati che depongono innanzi al proprio amato il loro amore. I colori caldi e decisi dell’autunno esprimono la passionalità dell’ardore. Lo struggimento della libido proprio del momento in cui questa si consuma. Gli alberi si spogliano, mettendo a nudo il Sentimento, privi di coperture e falsità. Si lasciano scoprire nella loro interiorità e con maestria poco alla volta, lentamente, mostrano i loro lati indifesi al cospetto di chi ammira. Con astuta malizia invogliano gli sguardi ad aspettare l’assoluta nudità. Alberi danzatori, lasciano cadere uno alla volta i loro veli, creando un ipnotica danza. Noi incitiamo l’esibizione vogliosi, deglutendo impazienti, pregustando futuri amplessi.


Le grandi zolle di terra, smosse dopo l’aridità del caldo evocano lascive vicissitudini. Spostate e rigirate, vive e umide, esaltano la porosità del desiderio. Il lavorio costante di un indugio alla consumazione. Zolle preparate per ridestarsi dopo un lungo letargo. Le sfumature dei colori, propri della terra incandescente, giocano nel nostro immaginario, attizzandone l’impudicizia che alberga in ognuno di noi.

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L'erotismo nelle Arti

Io credo che la musica nasca come imitazione dei suoni della natura, del mondo, dell’infinito…
L’armonia cosmica è racchiusa e riprodotta dalla musica, andando oltre la verità dell’esistenza, fino all’indefinibile e al trascendente, cantando quel tumulto di contrapposizioni, che la vita, sempre porta con sé. Questo inquieto contrasto, ci raggiunge e ci colpisce perché è puro suono del sentimento, musica creata in quel tempo originario che ha nel corpo il suo semplice ritmo, cadenzato nel percorso del tempo: passato-presente-futuro.


Fra le arti la musica è l’unica che non si vede, ma si sente, come si sentono i gesti e le intenzioni. Questo sentire diviene un gesto Erotico. Infatti questi linguaggi, musica ed erotismo, si fondono in un punto di unione che è l’immediatezza, vivono ed agiscono all’istante.
Musica e sensualità sono i veicoli e i mediatori per permettere all’uomo di raggiungere quei brevi istanti di eternità. Da questa unione (musica-sensualità / suono-corpo), discende la Danza.


Nella danza il corpo incarna la simbologia degli archetipi, seguendo poi un’evoluzione e un movimento, che si attua per sfuggire a dei codici limitativi. I movimenti del corpo esprimono emotività ed erotismo… Anche attraverso le arti; che se ne scriva, che si suoni o si danzi, cerchiamo di capire chi siamo…

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Una giornata di pioggia

(racconto erotico)

Questa mattina sono in giro per sbrigare delle commissioni e il vociferare della gente riecheggia sempre la stessa frase: “Che brutta giornata oggi…”. Sì, lo penso anch’io. La giornata è uggiosa e ho le orecchie e la testa indolenzite dal vento freddo. "Però...", penso, “Questa è anche la giornata ideale per starsene a casa e scopare!!!”. Così, finiti i doverosi giri, mi dirigo verso casa tua. Suono il campanello. Tu mi apri ancora mezzo addormentato. Ti rubo un bacio furtivo sulla porta, poi velocemente mi infilo nel tuo letto, ancora caldo. Lentamente, da sotto le coperte, sfilo i vestiti. Mi fai compagnia. Abbracciarti e sentirti fra tanto tepore è splendido e invitante. La pioggia è incessante e batte forte sui vetri della finestra. La luce fioca che penetra da queste, crea un’atmosfera irresistibile nella nostra alcova. Ha inizio la nostra danza d’amore, cullati dal suono del temporale. Un lampo si accende nel cielo, mettendo in luce le nostre nudità. Un tuono echeggia nell’aria. Ci stringiamo forte… Un nuovo lampo squarcia il cielo plumbeo. Affondi di netto nella mia umidità. Cola su di te il liquido calore della mia arrendevole vagina. Il tuo pene bagnato e lucente si scioglie flocculando al suo interno. La vagina aperta e accogliente è la pozza in cui ti immergi. Fuori lo scroscio della pioggia è ora più forte e insistente. Si sentono dei rumori sordi di ruote d’auto che percorrono la strada schizzando, al loro passaggio, l’acqua delle pozzanghere. La melodia dell’acquazzone continua a farci compagnia. Le fanno da eco, nella stanza, i nostri gemiti. Grida più acute accompagnano i nostri orgasmi, così ravvicinati da amplificarsi reciprocamente di intensità. Ci acquietiamo di nuovo, abbracciati. Una chiacchiera, una veloce spiluccata al cibo e un tenero riposo. Rifocillati, siamo nuovamente desiderosi. Oggi, instancabili come il perpetuarsi della pioggia sulla terra. La tua lingua è la mia goccia, il mio caloroso monte è il suolo dove infrangerti. Fra le piccole labbra scorri lentamente, tintinni ripetutamente sul clitoride. La mia bocca rimesta i sapori della tua asta vigorosa, languendo fra quei testicoli rigonfi di liquida virilità. Poi sei di nuovo dentro di me, penetrando a piacimento le mie cedevoli aperture. Ti desidero, godo e godo ancora! Fin quando ti ritrai, mi guardi e impugnato il membro fra le tue mani ardenti, sfoghi la tua maschile pioggia sui miei seni impazienti. Appagati, ci ripariamo sotto le coperte, in attesa del distacco. Ci diamo un altro bacio sulla soglia di casa e il mio passo veloce ora si allontana da te. Guardo in alto. La pioggia è finita e la volta celeste si fa largo fra le nubi…

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Ai lettori

(racconto erotico)

È notte fonda. La città ha sopito il suo frastuono. Si sente provenire in lontananza un lieve sibilo che si propaga intermittente, emesso da automobili, frettolose di rientrare a casa. Il melodioso silenzio della notturna città invita al sonno. Ma questa notte per Andrea non è conciliante. È distesa sul letto, gli occhi sbarrati rivolti verso il soffitto a fissare piccole strisce nere intervallate da strisce di luce, il riflesso della persiana illuminata dal lampione della via sottostante. L’insonnia facilita il generarsi dei pensieri e quest’ultimi alimentano il ritardarsi del riposo. Stufa e alienata, accende l’abat-jour sul comodino, prende il suo blocco note ed inizia a scrivere, pensando di rivolgersi ai propri lettori. Andrea lavora per un giornale e proprio l’indomani è in uscita in prima pagina un suo importante articolo. Un reportage sul “desiderio” nella società contemporanea.
Desiderio... forse questa notte proprio il desiderio la tormenta e scuote. Sogna premi ambiti e riconoscimenti professionali. Il lettore è il suo pubblico, e vuole accontentarlo: la carta è il suo palco e la pubblicazione il suo teatro.
Prova curiosità per ognuno dei suoi ipotetici lettori e smania dalla voglia di sapere quanto possa piacere. Il buio ispira il desiderio e nasconde le ombre, smussa le imperfezioni, lasciando spazio all’immaginazione. Questa notte conquista i suoi paradigmatici lettori.
Assapora desideri di opulente casalinghe, accovacciandosi fra caldi e floridi seni, nutrendosi di stimoli, delicatamente sfiora fianchi morbidi e materni. Inscena severi giochi di ruolo con rampanti manager, assoggettandoli al suo ordine di insinuarsi nella sua flessuosa intimità, serica e acerba come il pube di una bimba, costringendoli a suggerla per un tempo indefinito, fin quando il sonno non sopraggiunge. Si sveglia di nuovo, ritrovandosi legata alla spalliera del letto e lui, il suo lettore la percuote e ne abusa. Un ombra arriva in suo soccorso, un nuovo lettore... Un mite impiegato la libera, per tenerla stretta e protetta tra le sue braccia. Accarezza il suo viso e tampona le sue lacrime, che svaniscono sotto teneri tocchi. È sempre più tardi e il mattino si avvicina. Un lettore va via per lasciar spazio ad un altro. Uno scapestrato ragazzo che ha voglia di consumarla frettolosamente, lasciando velocemente il posto ad un isterica proprietaria di azienda, una virago che con distacco e freddezza consuma il suo accoppiamento aiutandosi con piacevoli oggetti, sostituti virili dei suoi organi riproduttivi. Si fa largo l’adolescente sognatrice, che nasconde invece dentro di sé, curiosità lussuriose. Ancora una donna, celata sotto una coltre di sembianze maschili, parla con Andrea amichevolmente. Il corpulento atleta gli dà dimostrazione dei suoi allenamenti, sbattendola ripetutamente ed energicamente per provare la sua resistenza fisica. La mamma premurosa la bacia intensamente, imboccandola con la propria lingua, come un neonato uccellino. Lo snob le regala sindacali amplessi. Mentre lui, il bel muratore vigoroso, la sazia e la sfianca amabilmente...
Morfeo è alle porte, varca la soglia e Andrea si acquieta. Le cadenti palpebre scivolano sui suoi occhi, serrandoli nell’oblio del sonno. Avrà dimenticato qualcuno nello stato di veglia? Andrea è indulgente: apre la sua disponibilità e dimostra il suo desiderio in sogni beati. Scorrono nella sua mente i vari prototipi di lettori dei suoi scritti, li ringrazia uno ad uno e si scusa con chi involontariamente ha tralasciato.

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Ombra

Ombra muliebre,
catturata da forme suadenti.
Ombra di desiderio,
modellata in forme provocanti.
Ombra sinuosa,
avvolta in forme licenziose.
Ombra legata alla forma,
amalgama del corpo femminile.
Ombra di fantasia,
esaudita dal corpo.

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Uomo increato

Vengo a te uomo increato, nel crogiuolo che brulica ardente. Percorrendo a ritroso il cammino dell’evoluzione. Per riconoscere quel che ho dimenticato. Quel che maldestramente ho perduto. Assecondo la mia introiezione, assimilandomi al mio interno. Scivolo mollemente nella mia gola, scendo fra i miei condotti, fagocito le mie interiora. Scorro ancora. Il corpo assorbito da me stessa. Strappo con le mie mani le tondeggianti e seriche ovaie. Per incanalarmi nello sfintere e riuscire ad espellermi. Finché lo sguardo rimira la luce. L’udito ascolta ciò che è in divenire. Ancora un poco… trattengo il fiato, fin quando un sospiro riesce finalmente a riossigenare la mia lucidità. Guardo in basso. La terra brucia. I miei piedi saltellano per resistere al calore, in attesa di essere assimilati anch’essi dalla spirale che mi assorbe. Li vedo contrarsi e ritrarsi sotto i miei occhi. Per un istante sono sospesa nel vuoto, trattenuta solo dalla mia interiorità, che gravita intorno ad una traiettoria indefinita. Quasi del tutto digerita, attendo, esausta, il rigetto. L’espulsione da me stessa. L’anima spinta fuori dal travaglio del mio culo. La spinta è forte e cado di getto in un buco oscuro. Continuo la mia odissea. Fra nauseabondi odori, fra letame e soffi vitali. L’acqua che mi trascina, prima tiepida e vischiosa, d’un tratto sfocia nel mare e si congiunge con acque fresche e limpide. Fino a raggiungere gli abissi. Il freddo rinvigorisce la mia fibra. Che sospinta da una forza virulenta risale in alto. Levita dalle acque e ascende fra i cieli. In mano ho ancora il mio nucleo, che viene squarciato dalla forza di un fulmine. Guardo le mie ovaie. Ora son melograni spaccati in due. Li offro al respiro del vento, dove gli spasmi si consumano in un attimo di eternità. A te, uomo increato, che divori quei frutti... Le correnti si scontrano, turbinano in una danza ancestrale. La volta contempla il riunirsi dei flutti nella sua forma. Gioisce del suo ritorno. Piange la sua divisione. Una goccia d’acqua ricade in terra e germoglia la sua radice. La nube riversa la sua pioggia. Una dopo l’altra le gocce d’acqua formano il mio corpo, avviluppato attorno a quel bulbo, che fiorisce. Di nuovo… prima un alluce, poi l’altro… la caviglia… il polpaccio… Il mio sesso splende e s’impone. Le mie viscere si agitano e si scontrano con flatulenti pensieri. Il cuore pulsa, il sangue si dirama. Il mio seno si sviluppa. Odo di nuovo la mia voce, il respiro, lo sguardo e infine te, la mia materia. Mentre la mia ragione si formava ancor prima di plasmarsi. Alito di un segreto mai espresso… ghermito nel percorso a ritroso. Silente, custodisco la forgiata diversità. Germinata a vergine vita…

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Facciamo dei nostri ingredienti primari e primordiali un canale al quale fare molta attenzione. Mescoliamo sesso, emotività e condiamo il tutto con una mousse di materia grigia!... in contenitori di veridicità.
Senso di appartenenza e attenzione sono la formula essenziale per esprimere il nostro essere più vero e profondo.
In sintonia definitiva con la nostra natura umana

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Mani devote ai tuoi servigi.
imbrigliate fra le catene della tua cupidigia.
Strette nella morsa dei sessi, che audaci vorticano impertinenti.
Fra i miei desideri, fra le mie fantasie…
Consacrata nel corpo alla voluttà
Investita nell’anima al piacere.
Il salino liquido emerso dalle mie carni,
è nettare fra le nostre bocche avide.
Baci disciolti nel deliquio
In attesa della tua impazienza…
Godo dell’indugio,
dei sogni inquieti che verranno,
incastonati nel fato e nell’eco dell’ardore…
Seduta
Silente
Smaniosa
Sono… qui…

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A mio modo di pensare e vedere tutto ciò che è insito in noi e nella natura è erotico. Così trovo nelle stagioni aleggiare il vento dell’erotismo. Le foglie che cadono leggiadre in terra sono come amanti appassionati che depongono innanzi al proprio amato il loro amore. I colori caldi e decisi dell’autunno esprimono la passionalità dell’ardore. Lo struggimento della libido proprio del momento in cui questa si consuma. Gli alberi si spogliano, mettendo a nudo il Sentimento, privi di coperture e falsità. Si lasciano scoprire nella loro interiorità e con maestria poco alla volta, lentamente, mostrano i loro lati indifesi al cospetto di chi ammira. Con astuta malizia invogliano gli sguardi ad aspettare l’assoluta nudità. Alberi danzatori, lasciano cadere uno alla volta i loro veli, creando un ipnotica danza. Noi incitiamo l’esibizione vogliosi, deglutendo impazienti, pregustando futuri amplessi. Le grandi zolle di terra, smosse dopo l’aridità del caldo evocano lascive vicissitudini. Spostate e rigirate, vive e umide, esaltano la porosità del desiderio. Il lavorio costante di un indugio alla consumazione. Zolle preparate per ridestarsi dopo un lungo letargo. Le sfumature dei colori, propri della terra incandescente, giocano nel nostro immaginario, attizzandone l’impudicizia che alberga in ognuno di noi.

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Rimane difficile spiegare l'Erotismo. È più facile sentire le sensazioni che suscita dentro di noi e cercare di decodificarle. Così mi viene in mente come anche i colori siano erotici. Il rosso, lo è per eccellenza, è quello che più viene identificato come tale, nel suo incedere, fra la passionalità e la crudeltà.
L'ardore è fuoco rosso vivo che brucia, il sangue suggella patti ancestrali e sgorga dalle nostre membra dopo un impatto violento.
Il cuore irrorato di sangue pulsa percorrendo flebili canali che si dipanano al nostro interno. Attraversati da un liquido vitale… che l'Erotismo sia la Vita?

Quel forte impeto di sopravvivenza e di metamorfosi che nutre la nostra evoluzione. Il rosso calore del sole che ci scalda. Ci arde con la passione e ci brucia al suo contatto. Ustioni indelebili della nostra crescita.

Erotico è qualcosa che crea sensazioni di “ irresistibilità”.

Allora ecco venirci incontro il blu e l'azzurro del cielo. Impossibile è trattenerci al cospetto della volta celeste. Dalla voglia di cadere in quell'etereo abisso, sinonimo di libertà. Gli angeli sono stati posti nel cielo, tolti dalla loro riconoscibile sessualità. Attraggono per il loro androgino aspetto, così come il manto celeste che cela la sua vastità fisica nell'immenso. Privati del sesso, possono istigare impudicizie illusorie, riuscendo ad eccitare con la loro irriconoscibilità, le vie del desiderio umano.

Da piccola ero solita fare un gioco: "camminare nel cielo". A testa in giù, con l'ausilio di uno specchio, posto sotto al viso, i miei occhi erano oscurati dalla vista del suolo terrestre. In questa maniera mi creavo l'illusione di passeggiare nell'aria, pur tranquillamente mantenendo i piedi in terra. Potevo muovere passi in un azzurro solido e sterminato. Questo gioco mi piaceva perché creava in me dei turbamenti. Io così radicata nel terreno per indole e cultura, evadevo fra striature colorate d'azzurro. Un altra cosa che mi viene in mente è: guardare il cielo di notte. Se lo si fissa attentamente si prova la sensazione di esserne attirati come da una calamita. La sensazione ti scuote, ti affascina.
L'Erotismo non crea a volte la stessa sensazione?

Infine non posso non far riferimento all'azzurro dell'acqua, al blu degli abissi, al color smeraldo e cristallino dei mari. Aria e acqua infondono le stesse sensazioni, o simili, di volitività. Fuoco e terra rassicurano e avvolgono. A questo punto, come posso non notare che l'argomento iniziale potrebbe volgere su altre questioni?

Dai colori agli elementi, formando un equazione.

colori:elementi=l'erotismo:vita

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In brulicanti recinti, pascoliamo...

per sfamare:

bocche sazie e sanguinolente...

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la poesia seguente è tratta dall'esergo del libro "Lisa & Cécile", copyright © Borelli Editore s.r.l.

“D’improvviso mi appari, contornato da un bagliore intenso.
Effondi tutt’intorno profumi di Piacere, cui è impossibile resistere. Mi getto carponi dinnanzi a te, devota ai tuoi voleri. Mi inebri con stille di Essenza, che trafiggono le mie carni, fino a penetrare nella mia primordiale origine. Ti insinui sicuro nella mia anima, facendoti varco fra arrendevoli tessuti. Il ventre si espande e vibra al tuo passaggio. I miei organi tintinnano. L’energia scorre, il cuore si spacca; con un lampo la mia mente diventa folle, perdo lucidità... finché dilaghi veemente, risalendo condotti e riemergendo dai miei rigurgiti.
Ora soddisfatto, spadroneggi... La coda penzola dal mio intestino, la testa ondeggia tra le mie labbra. La tua lingua biforcuta troneggia impavida da vessillo... Fin quando ti ritrai, sparisci. Non posso trattenerti. Esausta mi adagio su di una culla feconda di beatitudine.
Non conosco il tuo nome. Ti chiamerò Piacere... Orgasmo... Voluttà... Serpente?...”

Cristiana L.